martedì 24 dicembre 2013
sabato 21 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
Sto vedendo una bambina, una 'maschiaccia ' tra i dieci e undici anni, da poco orfana di madre.
Ora vive con la nonna, e scuola a parte, vive la sua vita per lo più col suo fratellone di un anno e mezzo più grande di lei , e con i suoi amici.
Non sa, che da lì a poco la sua vita cambierà radicalmente, con gli eventi che la porteranno un giorno , ad essere quella che oggi è.
La guardo e mi chiedo dove sono i suoi sogni, quelli che rifletteva poggiata sul vetro di un juke-box in un bar , mentre il suono dell'ultima monetina scendeva cullando i suoi pensieri.
E non li rammento quasi più, ma l'altra sera sotto la doccia la radio all'improvviso suona una dolce melodia e sono tornata indietro , molti anni or sono.
Quel discolaccio in bici, con le ginocchia magre e sempre sbucciate, che sfrecciava per le vie nuove del suo quartiere, le bastava poco e le mancava già tutto, perchè mamma non c'era più.
E già allora, c'erano quei momenti che la malinconia prendeva il sopravvento, anche se c'erano loro, i grandi, a proteggerti e coccolarti.
Però la notte era lunga e crudele, perchè il cuore nel silenzio si sente più forte, soprattutto se fa male.
Ma la speranza dei dieci anni nessuno può ridarcela, e la vita per fortuna quando non è felicità, raccoglie comunque in se tanti momenti lieti.
Scendo dalla doccia e mi stringo più forte nell'accappatoio.
so che quella bimba non tornerà, ne il tempo vissuto con lei, e ne il modo per cambiare le delusioni che hanno accompagnato la sua vita.
L'ho vista crescere troppo in fretta e non potrò ridarle più la fanciullezza che l'è stata rapita.
La canzone è quasi finita. so che lei l'adora. In questo momento sono accanto a lei. la guardo un pò sorridendo, un pò nostalgica, vorrei abbracciarla forte e dirle che c'è ancora tempo, per fare tesoro degli errori, persino per sconfiggere quel destino crudele che spesso si è accanito con lei, perchè altre prove l'aspettano, e sono prove grandi, spesso tristi.
Ma lei mi volta le spalle , e mentre sbiadisce lentamente nella nebbia del tempo infila un'altra monetina: STARRY STARRY NIGHT... e la vita corre ....
Ora vive con la nonna, e scuola a parte, vive la sua vita per lo più col suo fratellone di un anno e mezzo più grande di lei , e con i suoi amici.
Non sa, che da lì a poco la sua vita cambierà radicalmente, con gli eventi che la porteranno un giorno , ad essere quella che oggi è.
La guardo e mi chiedo dove sono i suoi sogni, quelli che rifletteva poggiata sul vetro di un juke-box in un bar , mentre il suono dell'ultima monetina scendeva cullando i suoi pensieri.
E non li rammento quasi più, ma l'altra sera sotto la doccia la radio all'improvviso suona una dolce melodia e sono tornata indietro , molti anni or sono.
Quel discolaccio in bici, con le ginocchia magre e sempre sbucciate, che sfrecciava per le vie nuove del suo quartiere, le bastava poco e le mancava già tutto, perchè mamma non c'era più.
E già allora, c'erano quei momenti che la malinconia prendeva il sopravvento, anche se c'erano loro, i grandi, a proteggerti e coccolarti.
Però la notte era lunga e crudele, perchè il cuore nel silenzio si sente più forte, soprattutto se fa male.
Ma la speranza dei dieci anni nessuno può ridarcela, e la vita per fortuna quando non è felicità, raccoglie comunque in se tanti momenti lieti.
Scendo dalla doccia e mi stringo più forte nell'accappatoio.
so che quella bimba non tornerà, ne il tempo vissuto con lei, e ne il modo per cambiare le delusioni che hanno accompagnato la sua vita.
L'ho vista crescere troppo in fretta e non potrò ridarle più la fanciullezza che l'è stata rapita.
La canzone è quasi finita. so che lei l'adora. In questo momento sono accanto a lei. la guardo un pò sorridendo, un pò nostalgica, vorrei abbracciarla forte e dirle che c'è ancora tempo, per fare tesoro degli errori, persino per sconfiggere quel destino crudele che spesso si è accanito con lei, perchè altre prove l'aspettano, e sono prove grandi, spesso tristi.
Ma lei mi volta le spalle , e mentre sbiadisce lentamente nella nebbia del tempo infila un'altra monetina: STARRY STARRY NIGHT... e la vita corre ....
martedì 29 ottobre 2013
IL MACELLAIO
ieri sono andata al San Camillo.
E' da quest'estate che aspettavo una risposta ad alcuni accertamenti che ho fatto.
Soffro di tachiaritmia da miei diciassette anni, e dato che ultimamente questi attacchi si sono fatti più frequenti, ho pensato bene di fare un checkup coi fiocchi, nonostante cmq sia sempre sotto controllo.
Il problema è che ogni volta che il mio cuore fa il matto, non c’è mai modo di registrare i suoi capricci.
Un paio di volte sono corsa al pronto soccorso; ma , o sono arrivata a crisi finita, oppure fatalità , quando mi prendevano il tracciato il ‘brigante’ si spaventava e tornava ai suoi battiti regolari.
ho persino montato più volte l’holter, addirittura quello dei 15 giorni, ma il mio padroncino di casa è dispettoso e quando si sente osservato fa il bravo.
Tornando a noi, appunto , ripetute varie ricerche, comprese quelle della tiroide, che dicono possa causare questi disturbi, era da un pezzo che aspettavo mi chiamassero per delle rsposte.
Ma sarà il caso di fare un ‘passino’ indietro.
Quest’inverno, dopo l’ennesima corsa al pronto soccorso, decido che forse è ora di andare un pò più a fonodo alla faccenda.
Visto che ormai sono un pò avanti con gli anni e non sono più una ragazzina, penso che questi fastidi cominciano a impensierirmi un pò e decido di rivolgermi all’ospedale San camillo. ricordo di aver visto una trasmissione qualche anno fa dove ne parlavano proprio riguardo le aritmie e dicevano che era uno degli ospedali più all’avanguardia in merito.
Mi sento con mio fratello , che è stato operato al cuore proprio lì e mi faccio consigliare sul da fare.
Grazie a lui, tempo pochi giorni riesco ad ottenere una prenotazione per un pack, così sono chiamati tutti gli accertamenti da eseguire.
Finalmente! Speriamo di venirne a capo una volta per tutte.
Anche perchè vorrei riprendere l’attività fisica e voglio farlo in tranquillità.
Insomma, come da copione, svolgo tutti gli accertamenti dovuti.
Nella prima fase vengo sottoposta ad analisi del sangue generale, holter, elettrocardiogramma e prova da sforzo.
Non mi hanno ripetuto l’ecodoppler perchè l’avevo fatto da non molto fuori.
All’esito di tali accertamenti vengo convocata:
“ Signora”, - mi dice il dottore - mi spieghi un pò, ma com’è che sull’holter lei aveva i battiti a 150? “
Lo guardo sbigottita.
“ Scusi”- sto per dirgli , ma mi trattengo - “e secondo lei perchè io sarei qui?”
“Mi dica” - prosegue lui tranquillo - “lei prende l’atenololo, vero? L’ha preso anche il giorno che ha montato l’holter? “
“E no”- rispondo - “ mi sembrava ovvio sospenderlo, altrimenti il tracciato non avrebbe dato il reale”
“E allora dobbiamo ripeterlo”- sentenzia lui solennemente- “ dobbiamo accertarci della differenza di quando lo prende”
“Sì dottore”- faccio io , di rimando - “ ma forse non sono stata chiara. Le ripeto che questi episodi sono sporadici, sicuramente l’atenololo mi aiuta, ma non è che risolve la questione”
“Bè, intanto ripetiamo l’esame, poi vedremo sul da farsi” - e con questo la cosa è chiusa per lui.
Lo osservo mentre mi segna di nuovo l’holter, attonita.
Vorrei dirgli che non mi serve a nulla sapere se l’atenololo funziona, in realtà vorrei capire perchè è il mio cuore che da di matto.
Come avesse letto nei miei pensieri, a un certo punto alza la testa, mi guarda attraverso gli occhiali e mi fa:
“ Vede, il suo cuore dal punto di vista formologico è perfetto, lei non ha nulla.
solo che è facilmente eccitabile.
Insomma, dovrebbe stare un pò attenta all’emozioni.
Non credo alle mie orecchie: FACILMENTE ECCITABILE !!!!
Quasi, quasi me lo tolgo e lo metto in una campana di vetro, così non si eccita.
“Capirai”- mi viene da dirgli ridendo - “se penso alle emozioni, sarei già morta”.
E qui non voglio dilungarmi.
Solo che stavolta ce l’ho davvero l’emozione, quella che rischia di farmi alzare i battiti a 300, invece che a 150.
L’emozione di tirargli contro la cartellina con tutti i referti.
E ci sono venuta fino al San Camillo per sentirmi dire ‘sta stronzata! ‘
E si capisce che le forti emozioni. le preoccupazioni e via dicendo sono deleterie, ma anche per chi è sanissimo e non ha i miei disturbi!!!!
Ma l’espressione che più mi manda in bestia è quando a un certo punto mi apostrofa:
“ Ma lei, chi l’ha mandata qui? “
“ ha ragione” - sto per rispondere , ma mi sorprendo del mio autocontrollo - “forse dovevo andare dal macellaio “- invece faccio l nome di mio fratello e sospiro per trattenere la rabbia.
“Adesso vedrai” - penso- che mi ritira fuori la solita favoletta dell’ansia e dello stress e stavolta ce lo mando”
Ragazzi, non è che mi stia augurando di avere per forza qualcosa al cuore, anzi sono ben felice dell’opposto, ma pagherei per scoprire la causa di questi disturbi e quindi poterli curare.
l’unica cosa che so è che sono più frequenti in inverno, Dio solo sa perchè e che quando accadono stai veramente ‘di merda’ e scusate l’espressione.
suvvia dunque, tipetuto l’ennesimo holter, finalmente ieri vengo convocata per chiudere il ‘pack’.
Mi fanno spogliare e ripetono l’elettrocardiogramma. mi misurano la pressione e mi ascoltano i battiti.
un pò bradicardica, normale, visto che sono sotto l’effetto dell’atenololo.
‘Sa”- mi dice soddisfatto il dottore “- l’holter con l’atenolol è andato molto meglio, ci sono solo due extrasistole “
“ DAVVERO?!!!! “ Ma che bravo dottore, veramente non credevo che il suo acume arrivasse a tanto !!!! “
“Bhè” - replico sarcastica - visto che è così, suppongo che devo continuare a prenderlo.
E... posso fare attività fisica? “
“la deve fare” - bofonchia lui - anche perchè è un pò sovrappeso e deve dimagrire.
“ Giusto” , ma e per quegli episodi, che devo fare se si ripetono? Debbo tornare qui.. perchè si ripetono ... “-
“ no, deve prendere il tracciato quando si ripetono, e poi in caso, con il tracciato torna qui”
BASTA, NON NE POSSO PIU’ DI “CAZZATE”
E quell’holter dove avevo i battitti a 150, che tra l’altro stranamente non ho nemmeno avvertito e invece quando mi accade l’avverto eccome... quell’holter non era un tracciato?
Sai quante volte , persino un infermiere mi ha saputo dare la stessa risposta?
Prendo le mie cose, il giacchetto, la borsa, la cartellina con i referti. Gli stringo la mano.
“ Grazie, lei è stato molto gentile ed esaudiente; arrivederci ... (spero mai più )”
Gli volto le spalle, giro sui miei passi, mi chiudo la porta alle spalle.
FINE SAN CAMILLO.. tempo e soldi persi. MEGLIO IL MACELLAIO
martedì 15 ottobre 2013
venerdì 4 ottobre 2013
e il mondo è come una balera
vite rubate da un grand'angolo
storie di case e di ringhiera
I tuoi sorrisi di crepuscoli
lungo tramonti di brughiera
l'attesa stretta dentro i muscoli
e mani stanche di preghiera
Le mie figure di funambolo
che cercan sempre una chimera
e si trascina da sonnambulo
fino alla fine della fiera
Il senso dell'oblio
per te e me
di quel che non fu mai
di te e me
e il tempo del rinvio
da te a me
di quel che non sarà mai
tra te e me
come un eterno addio
come un eterno addio
Una voragine di brividi
dietro un incontro a borsa nera
sotto la grandine di lividi
e un cuore in mezzo alla bufera
Il mio rifiuto del pericolo
verso la corsa di frontiera
la strada è tutta in questo vicolo
mentre vi muore un'altra sera
giovedì 26 settembre 2013
venerdì 13 settembre 2013
Se il tuo bambino cresce, se per caso s'innammora, sai che succede?
Succede che all'improvviso ti guardi allo specchio, e ti senti vecchia.
Perchè pensi che ormai tocca a lui, e l'amore non è più cosa per te.
Ma sei felice per lui perchè conosci le sensazioni che sta provando in questo momento.
Allo stesso tempo hai paura, che possa restare deluso, che soffra, perchè anche questo l'hai conosciuto.
Se potessi vorresti proteggerlo da questo amore e allo stesso tempo sei all'ultimo cielo per la gioia che leggi nei suoi occhi.
E da tutto ciò ti accorgi che il tuo bimbo non è più.
Cominci ad intravedere l'uomo che sta diventando e ne sei orgogliosa.
Nella stessa maniera in cui vorresti fermare il tempo, vorresti rivivere ogni istante passato insieme, perchè per te ne resta sempre meno, anzi vorresti vivere quello che hai sprecato senza lui, con lui e più intensamente.
Invece ti fai da parte, spettatrice silenziosa e discreta delle sue emozioni, consapevole che anche e soprattutto l'amore con le sue gioie e le sue delusioni serve per crescere.
Infine cerchi di consigliarlo, meglio possibile, nelle sue scelte, guidandolo passo passo, ma hai rispetto delle sue esternazioni e dei suoi silenzi , per non essere invadente, perchè così è giusto, perchè è la sua vita.
Allora ripensi a te, alla sua età, quando ti davano fastidio gli sguardi indagatori dei genitori, quando non concepivi le loro gelosie eccessive.
I tempi sono cambiati, sicuramente io ho le mie paure, ma non eccedo come facevano i miei, però adesso li comprendo meglio.
E così il tempo passa, la ruota gira, tutto quello che è accaduto continua ad accadere, tutto quello che accade, accadrà ancora .
ti rendi conto che in fondo è questo il ciclo, come diceva mia suocera:
'Ricorda che quello che tu sei io sono stata e quello che io sono tu sarai'
Mai più di ora mi accorgo di quanto i proverbi siano veri.
Ma c' è ancora tempo, il mio bambino è ancora giovane, è al primo amore.
quello che però non si scorda mai, e anche qui i proverbi hanno ragione.
domenica 1 settembre 2013
sabato 17 agosto 2013
un post non per me
Questo post non è per me, ma per qualcuno a cui tengo molto.
mi spiace, mi spiace davvero , tutto questo.
Se fossi capace di riavvolgere la pellicola della vita lo farei, anche per te.
Se solo, come sempre accade, l'esperienza non ci giocasse quel brutto tiro di arrivare troppo tardi e se magari al momento giusto faremmo tesoro di chi più saggio di noi cerca di insegnarci la vita e ci consiglia per il meglio, forse si volerebbe di meno, ma non dovremmo pagare cari i nostri errori.
Talvolta un volo, si paga per il resto dei nostri giorni.
Se solo il nostro cuore, non fosse vittima delle più cieche passioni, della solitudine, della malinconia, forse le nostre scelte sarebbero più ponderate, se solo ci fosse ancora tempo ..
E oggi mi trovo qui, a guardarti andare via, ancora via, senza poterti fermare, senza potere aggiungere parole, perchè se ne son dette troppe e tante.
Lasciarti andare , come una mamma lascia un figlio, solo con l'auspico che tutto si risolva per il meglio e che domani riderai della sofferenza di oggi; quella che porti dentro, che con i tuoi errori hai provocato a te e agli altri.
Sperare che ritrovi te stesso, in una realtà che non ti appartiene e che malgrado è la miglior cosa che ti resta da vivere, almeno ora.
Perchè l'unica alternativa è un ritorno difficile e buio, come andare a tentoni, lasciandosi alle spalle altri affetti ancora , che di nuovo pagheranno per noi.
Così chiudo quella porta alle tue spalle, combattuta nello spingerti ad andare e convincerti a restare, e più di quel che faccio non posso, e non è nemmeno giusto, non è della mia vita che decido, non è la tua che giudico.
E ti vedo piccolo e indifeso, , come quel giorno che piangendo allargasti le tue braccia , mentre invocavi la tua mamma e non sapevi in quell'istante, ne tu, ne io , che per noi non ci sarebbe stata ... mai più
E ti presi così, con le mie braccia ancora esili di bimba, pronta a proteggerti contro tutto e tutti, perchè in cuor mio temevo, immaginavo, avevo ascoltato qualcosa che mi aveva spaventato, e ancora oggi mi domando cissà, mi fossi alzata prima ...
Ma poi rammento a me stessa che la vita è un corso di eventi fortuiti, di istanti raccolti, che si accumulano e si fanno chiamare tempo, e per quanto si faccia per sfuggire al destino, ognuno di noi ha una strada già segnata.
E' così , sai, anche per te.
E mi spiace per chi ci crede, ma non siamo noi a fare il nostro destino.
Ne è la prova colui che cade con l'aereo e si salva e che poi malauguratamente cade da un gradino e si ammazza.
Per cui, forse , anche le nostre scelte, i nostri errori, le nostre sconfitte e le nostre vittorie non sono che la nostra storia, quella che qualcuno più in alto , ha già preparato per noi.
In un modo, o nell'altro , doveva accadere ...
E allora ti auguro ancora tutto il bene del mondo, a te e a chi ti vivrà accanto, perchè la vita è una, ed è proprio quando la strda è arida e in salita che bisogna ricordarsene, stringere i pugni e andare avanti, con la speranza che dietro la collina arrivi finalmente il verde.; un oasi tranquilla dove poter riposare e attingere dall'acqua il frutto del nostro percorso.
In bocca al lupo patty
mi spiace, mi spiace davvero , tutto questo.
Se fossi capace di riavvolgere la pellicola della vita lo farei, anche per te.
Se solo, come sempre accade, l'esperienza non ci giocasse quel brutto tiro di arrivare troppo tardi e se magari al momento giusto faremmo tesoro di chi più saggio di noi cerca di insegnarci la vita e ci consiglia per il meglio, forse si volerebbe di meno, ma non dovremmo pagare cari i nostri errori.
Talvolta un volo, si paga per il resto dei nostri giorni.
Se solo il nostro cuore, non fosse vittima delle più cieche passioni, della solitudine, della malinconia, forse le nostre scelte sarebbero più ponderate, se solo ci fosse ancora tempo ..
E oggi mi trovo qui, a guardarti andare via, ancora via, senza poterti fermare, senza potere aggiungere parole, perchè se ne son dette troppe e tante.
Lasciarti andare , come una mamma lascia un figlio, solo con l'auspico che tutto si risolva per il meglio e che domani riderai della sofferenza di oggi; quella che porti dentro, che con i tuoi errori hai provocato a te e agli altri.
Sperare che ritrovi te stesso, in una realtà che non ti appartiene e che malgrado è la miglior cosa che ti resta da vivere, almeno ora.
Perchè l'unica alternativa è un ritorno difficile e buio, come andare a tentoni, lasciandosi alle spalle altri affetti ancora , che di nuovo pagheranno per noi.
Così chiudo quella porta alle tue spalle, combattuta nello spingerti ad andare e convincerti a restare, e più di quel che faccio non posso, e non è nemmeno giusto, non è della mia vita che decido, non è la tua che giudico.
E ti vedo piccolo e indifeso, , come quel giorno che piangendo allargasti le tue braccia , mentre invocavi la tua mamma e non sapevi in quell'istante, ne tu, ne io , che per noi non ci sarebbe stata ... mai più
E ti presi così, con le mie braccia ancora esili di bimba, pronta a proteggerti contro tutto e tutti, perchè in cuor mio temevo, immaginavo, avevo ascoltato qualcosa che mi aveva spaventato, e ancora oggi mi domando cissà, mi fossi alzata prima ...
Ma poi rammento a me stessa che la vita è un corso di eventi fortuiti, di istanti raccolti, che si accumulano e si fanno chiamare tempo, e per quanto si faccia per sfuggire al destino, ognuno di noi ha una strada già segnata.
E' così , sai, anche per te.
E mi spiace per chi ci crede, ma non siamo noi a fare il nostro destino.
Ne è la prova colui che cade con l'aereo e si salva e che poi malauguratamente cade da un gradino e si ammazza.
Per cui, forse , anche le nostre scelte, i nostri errori, le nostre sconfitte e le nostre vittorie non sono che la nostra storia, quella che qualcuno più in alto , ha già preparato per noi.
In un modo, o nell'altro , doveva accadere ...
E allora ti auguro ancora tutto il bene del mondo, a te e a chi ti vivrà accanto, perchè la vita è una, ed è proprio quando la strda è arida e in salita che bisogna ricordarsene, stringere i pugni e andare avanti, con la speranza che dietro la collina arrivi finalmente il verde.; un oasi tranquilla dove poter riposare e attingere dall'acqua il frutto del nostro percorso.
In bocca al lupo patty
mercoledì 7 agosto 2013
mercoledì 17 luglio 2013
UNA VISITA DA TROPPO RIMANDATA
Oggi, dopo tanti anni sono tornata.
Sono tornata a far visita a chi da troppo tempo ormai mi manca.
Mi manca da vedere, ma non nel cuore.
E' così che deve essere.
Quando decidiamo di andare a trovare qualcuno, dobbiamo farlo quando ce lo comanda il cuore e non perchè si deve, o per usanza.
E questo indifferentemente che sia vivo o morto.
Ad esempio, io faccio una grande fatica a vedere una persona malata, e se posso, evito di andarla a trovare.
Ma poi m'immagino nelle sue condizioni, e capisco quanto bene potrebbe fare in certe circostanze una parola, un sorriso, una carezza .. due ore rubate al mio tempo affinchè il tempo di qualcun'altro scorra con meno angoscia.
Così mi prendono i sensi di colpa, ma malgrado , se posso fuggo.
Lo ammetto, ho un pessimo rapporto con il male, forse possiamo chiamarla codardia, pur sapendo che il male fa parte di questa vita.
Tanto più che troppe volte l'ho toccato da vicino, e troppe volte ancora mi ha sfiorato e mi ha ferito, e mi ha fatto male, più male del male che è.
Parentesi a parte, stamane sono andata al cimitero.
Mi è spiaciuto aver tralasciato alcuni cari, ma dato che gli affetti a me più vicini si dividevano un pò in un cimitero, un pò in un altro, spero non me ne vogliano gli altri se per questa volta ho mancato di recare un fiore anche a loro.
Certo, considerando che dall'ultima volta, saranno passati 6 anni, faccio buon proposito che non ne passino altrettanti per aspettare i miei fiori, ma chissà... è che appunto non intendo ripetermi con quanto accennato all'inizio.
Ero con il mio compagno.
Dapprima siamo andati dalla sua mamma; una persona stupenda (e non è retorica, non lo dico perchè morta), che avrei voluto fosse vissuta di più, per regalarci ancora qualche giorno, qualche ora insieme da condividere, tanto era spassosa.
A me sembrava di conoscerla da sempre, chissà forse in un'altra vita, forse ha traversato la mia strada in qualche altra occasione che non ricordo, fatto sta che io e lei abbiamo legato da subito e mi capita di accorgermi che in molte cose eravamo molto simili, nonostante tra me e lei intercorressero quasi due generazioni.
Simili, persino negli occhi, nei gesti, e nelle parole, quasi fossi io sua figlia.
Poi, sono andata da mio marito.
E talmente tanto tempo è trascorso, che ho sbagliato il lotto.
Ho cominciato a girare, in mezzo alle tombe bianche e sporche, segnate dal tempo e dalle intemperie, tra sterpi di rovi e insetti.
A quanto pare non sono l'unica che dopo un pò di tempo dirada le visite.
Forse è nella natura umana.
Quei campi tanto curati, dove la morte ha lasciato il segno da più di dieci anni circa, oggi sono per lo più tutti abbandonati, c'è una desolazione totale, che si avverte di più, nel silenzio di un sole cocente di luglio.
Il solo rumore che mi arriva sono i miei passi e il ronzio dei calabroni.
Continuo a vagare, inconsapevole del mio errore, in preda quasi al panico, eppure non posso sbagliare, conosco bene il posto, ma non trovo nemmeno mia nonna, che era stata sepolta circa un anno dopo, quasi alle spalle di mio marito.
Poi leggo le date, e mi rendo conto che devo scendere di un lotto.
Nel frattempo, i miei occhi continuano a scrutare visi che mi guardano dentro piccoli cornici. Alcuni sorridono, sono pieni di gioia, che ironia il pensiero della vita che c'è, ma non c'è.
E quando dietro quei sorrisi scopri due date così brevi tra loro, che tristezza !!!
E fra tante, ancora , qualche croce per sempre e da sempre anonima, per non parlare di alcune tombe, che sono state sorpassate dai cespugli, non più curate, dove ormai non si vede più ne un volto, nè un nome, nemmeno la tomba.
Poi finalmente lo trovo.
E quasi come un segno di Dio , che volesse punire la mia mancanza, mi è quasi impossibile avvicinarmi.
La tomba ha resistito bene, lui è là, che mi sorride come sempre, bello come non mai, ma davanti sono cresciuti arbusti e fiori gialli ostili, e una miriade di vespe e calabroni ronza e si posa continuamente su quei fiori.
Sospetto che abbiano fatto dei nidi.
Il vaso di fiori è vuoto, come mi aspettavo.
Devo farmi coraggio, ho acquistato anche un lumino, sarà un'impresa avvicinarmi, ma vale il rischio.
Lentamente mi avvicino. Cerco di approfittare del momento che le api si posano, speriamo bene.
Nel vaso c'è acqua, non perchè qualcuno ce l'ha messa, solo perchè una settimana fa ha piovuto.
Come un ladro, furtiva e veloce lo sfilo: ce l'ho fatta.
Poi aspetto che torna Sergio, il mio compagno, che nel frattempo è andato a prendere la macchina con i fiori, nel posto sbagliato dove l'avevamo lasciata.
Mentre attendo mi scopro a parlare. Gli parlo di me, di Simone suo figlio,mi riprometto di farlo venire con me alla prossima. (oggi lavorava) Gli parlo, della mia vita, del mio compagno, dei miei sbagli e delle mie mancanze. Gli chiedo scusa, per dove ho mancato e chiedo le sue preghiere per quello che mi attende ancora.
E gli parlo, come se fosse adesso qui davanti a me , di tutto quello che viene in un attimo nel cuore che è così grande che cinque minuti non sono sufficienti, ma so che a lui bastano per capire.
E dal sorriso mi rimanda il suo amore e tutta la sua comprensione.
Poi sistemo i fiori, mi faccio coraggio e riesco a mettere il lumino nell'apposita urna.
Raccolgo un libretto in ceramica che qualcuno deve aver poggiato sulla base della tomba:
C'è scritto ' mi manche tanto papà' ... e forse so chi l'ha messo.
Poi mi riavvio verso la macchina, dove mi attende il mio compagno.
Lui non è venuto vicino, non per mancanza, ma semplicemente perchè le zanzare stanno banchettando con lui , e dato che è un pò allergico, meglio che stia lontano il più possibile.
Com'è difficile descrivere delle emozioni quando sono così in contrasto tra loro.
Perchè ogni volta che mi congedo, mi assale una tristezza tale, che vorrei non ritornare mai sola, e con lui non lascio solo quello che fu l'uomo che ho amato, ma lascio una parte di me e della mia vita, che non torna più, come non mi fosse mai appartenuta; pure al contempo fremo di fuggire, da tutta questa bruttezza e questo dolore, che mi attanaglia stomaco e gola, che fa male al cuore e per questo non vorrei più tornare a fargli visita.
Poi , un salto da mia nonna, adesso so trovarla.
Lei era la madre di mio padre, oggi non c'è più nemmeno lui, ma è in un altro cimitero.
La sua foto mostra una donna giovane e bella, anche se quando è morta era avanti con gli anni. Per la tomba, stesso discorso di mio marito, stesso discorso di tante altre ...
C'era un tempo in cui siamo tanto per tutti, e poi viene il tempo in cui non siamo più, ne per tutti, ne per noi.
Ma sono convinta che non è così, nessuno muore, finchè è nel nel ricordo di qualcuno, pur se quel qualcuno dimentica un fiore o una preghiera, perchè è il pensiero che conta, è il cuore .. e il mio, non dimentica.
La prossima tappa è dal padre del mio compagno.
io non l'ho conosciuto, ma dalle foto e dai racconti , credo di intuire che fosse molto simile a lui.
E il mio compagno è la prova ne è la prova vivente se riesce ad essere ironico, come racconta del padre, persino davanti alla sua tomba.
Alla fine usciamo da 'Prima porta' e andiamo al Verano.
Lì c'è la tomba di famiglia dei 'De Vecchis', la famiglia di mia nonna.
Nella sua 'bruttura' mi piace.
Si respira una quiete insolita, che pur essendo legata al posto, senza meno non gradito, mi trasmette una calma strana, lontana dall'angoscia della morte.
Qui c'è gran parte della mia famiglia e dei miei affetti più cari.
A cominciare da mia madre, i miei nonni, i miei prozii, tutto e di più di quello che mi lega alla mia infanzia e a momenti indimenticabili della mia vita.
E di nuovo parlo, con tutti, più che mai con mia madre.
Non sono parole che escono sulle labbra, sono parole scritte nel cuore, che lei intende senza bisogno che escano.
Sono la disperazione e la felicità della mia vita, le mie sconfitte e le mie vittorie, le mie speranze, raccontate a lei dietro due occhiali da sole che non serve togliere, perchè il suo spirito supera il mio sguardo e mi ascolta.
E l'ultima frase vola leggera nell'aria, cade leggiadra tra le mie dita, che dalle labbra si posano sul suo lieve sorriso:
ti voglio bene mamma, grazie perchè mi hai dato la vita, grazie a tutti, un bacio patty
Sono tornata a far visita a chi da troppo tempo ormai mi manca.
Mi manca da vedere, ma non nel cuore.
E' così che deve essere.
Quando decidiamo di andare a trovare qualcuno, dobbiamo farlo quando ce lo comanda il cuore e non perchè si deve, o per usanza.
E questo indifferentemente che sia vivo o morto.
Ad esempio, io faccio una grande fatica a vedere una persona malata, e se posso, evito di andarla a trovare.
Ma poi m'immagino nelle sue condizioni, e capisco quanto bene potrebbe fare in certe circostanze una parola, un sorriso, una carezza .. due ore rubate al mio tempo affinchè il tempo di qualcun'altro scorra con meno angoscia.
Così mi prendono i sensi di colpa, ma malgrado , se posso fuggo.
Lo ammetto, ho un pessimo rapporto con il male, forse possiamo chiamarla codardia, pur sapendo che il male fa parte di questa vita.
Tanto più che troppe volte l'ho toccato da vicino, e troppe volte ancora mi ha sfiorato e mi ha ferito, e mi ha fatto male, più male del male che è.
Parentesi a parte, stamane sono andata al cimitero.
Mi è spiaciuto aver tralasciato alcuni cari, ma dato che gli affetti a me più vicini si dividevano un pò in un cimitero, un pò in un altro, spero non me ne vogliano gli altri se per questa volta ho mancato di recare un fiore anche a loro.
Certo, considerando che dall'ultima volta, saranno passati 6 anni, faccio buon proposito che non ne passino altrettanti per aspettare i miei fiori, ma chissà... è che appunto non intendo ripetermi con quanto accennato all'inizio.
Ero con il mio compagno.
Dapprima siamo andati dalla sua mamma; una persona stupenda (e non è retorica, non lo dico perchè morta), che avrei voluto fosse vissuta di più, per regalarci ancora qualche giorno, qualche ora insieme da condividere, tanto era spassosa.
A me sembrava di conoscerla da sempre, chissà forse in un'altra vita, forse ha traversato la mia strada in qualche altra occasione che non ricordo, fatto sta che io e lei abbiamo legato da subito e mi capita di accorgermi che in molte cose eravamo molto simili, nonostante tra me e lei intercorressero quasi due generazioni.
Simili, persino negli occhi, nei gesti, e nelle parole, quasi fossi io sua figlia.
Poi, sono andata da mio marito.
E talmente tanto tempo è trascorso, che ho sbagliato il lotto.
Ho cominciato a girare, in mezzo alle tombe bianche e sporche, segnate dal tempo e dalle intemperie, tra sterpi di rovi e insetti.
A quanto pare non sono l'unica che dopo un pò di tempo dirada le visite.
Forse è nella natura umana.
Quei campi tanto curati, dove la morte ha lasciato il segno da più di dieci anni circa, oggi sono per lo più tutti abbandonati, c'è una desolazione totale, che si avverte di più, nel silenzio di un sole cocente di luglio.
Il solo rumore che mi arriva sono i miei passi e il ronzio dei calabroni.
Continuo a vagare, inconsapevole del mio errore, in preda quasi al panico, eppure non posso sbagliare, conosco bene il posto, ma non trovo nemmeno mia nonna, che era stata sepolta circa un anno dopo, quasi alle spalle di mio marito.
Poi leggo le date, e mi rendo conto che devo scendere di un lotto.
Nel frattempo, i miei occhi continuano a scrutare visi che mi guardano dentro piccoli cornici. Alcuni sorridono, sono pieni di gioia, che ironia il pensiero della vita che c'è, ma non c'è.
E quando dietro quei sorrisi scopri due date così brevi tra loro, che tristezza !!!
E fra tante, ancora , qualche croce per sempre e da sempre anonima, per non parlare di alcune tombe, che sono state sorpassate dai cespugli, non più curate, dove ormai non si vede più ne un volto, nè un nome, nemmeno la tomba.
Poi finalmente lo trovo.
E quasi come un segno di Dio , che volesse punire la mia mancanza, mi è quasi impossibile avvicinarmi.
La tomba ha resistito bene, lui è là, che mi sorride come sempre, bello come non mai, ma davanti sono cresciuti arbusti e fiori gialli ostili, e una miriade di vespe e calabroni ronza e si posa continuamente su quei fiori.
Sospetto che abbiano fatto dei nidi.
Il vaso di fiori è vuoto, come mi aspettavo.
Devo farmi coraggio, ho acquistato anche un lumino, sarà un'impresa avvicinarmi, ma vale il rischio.
Lentamente mi avvicino. Cerco di approfittare del momento che le api si posano, speriamo bene.
Nel vaso c'è acqua, non perchè qualcuno ce l'ha messa, solo perchè una settimana fa ha piovuto.
Come un ladro, furtiva e veloce lo sfilo: ce l'ho fatta.
Poi aspetto che torna Sergio, il mio compagno, che nel frattempo è andato a prendere la macchina con i fiori, nel posto sbagliato dove l'avevamo lasciata.
Mentre attendo mi scopro a parlare. Gli parlo di me, di Simone suo figlio,mi riprometto di farlo venire con me alla prossima. (oggi lavorava) Gli parlo, della mia vita, del mio compagno, dei miei sbagli e delle mie mancanze. Gli chiedo scusa, per dove ho mancato e chiedo le sue preghiere per quello che mi attende ancora.
E gli parlo, come se fosse adesso qui davanti a me , di tutto quello che viene in un attimo nel cuore che è così grande che cinque minuti non sono sufficienti, ma so che a lui bastano per capire.
E dal sorriso mi rimanda il suo amore e tutta la sua comprensione.
Poi sistemo i fiori, mi faccio coraggio e riesco a mettere il lumino nell'apposita urna.
Raccolgo un libretto in ceramica che qualcuno deve aver poggiato sulla base della tomba:
C'è scritto ' mi manche tanto papà' ... e forse so chi l'ha messo.
Poi mi riavvio verso la macchina, dove mi attende il mio compagno.
Lui non è venuto vicino, non per mancanza, ma semplicemente perchè le zanzare stanno banchettando con lui , e dato che è un pò allergico, meglio che stia lontano il più possibile.
Com'è difficile descrivere delle emozioni quando sono così in contrasto tra loro.
Perchè ogni volta che mi congedo, mi assale una tristezza tale, che vorrei non ritornare mai sola, e con lui non lascio solo quello che fu l'uomo che ho amato, ma lascio una parte di me e della mia vita, che non torna più, come non mi fosse mai appartenuta; pure al contempo fremo di fuggire, da tutta questa bruttezza e questo dolore, che mi attanaglia stomaco e gola, che fa male al cuore e per questo non vorrei più tornare a fargli visita.
Poi , un salto da mia nonna, adesso so trovarla.
Lei era la madre di mio padre, oggi non c'è più nemmeno lui, ma è in un altro cimitero.
La sua foto mostra una donna giovane e bella, anche se quando è morta era avanti con gli anni. Per la tomba, stesso discorso di mio marito, stesso discorso di tante altre ...
C'era un tempo in cui siamo tanto per tutti, e poi viene il tempo in cui non siamo più, ne per tutti, ne per noi.
Ma sono convinta che non è così, nessuno muore, finchè è nel nel ricordo di qualcuno, pur se quel qualcuno dimentica un fiore o una preghiera, perchè è il pensiero che conta, è il cuore .. e il mio, non dimentica.
La prossima tappa è dal padre del mio compagno.
io non l'ho conosciuto, ma dalle foto e dai racconti , credo di intuire che fosse molto simile a lui.
E il mio compagno è la prova ne è la prova vivente se riesce ad essere ironico, come racconta del padre, persino davanti alla sua tomba.
Alla fine usciamo da 'Prima porta' e andiamo al Verano.
Lì c'è la tomba di famiglia dei 'De Vecchis', la famiglia di mia nonna.
Nella sua 'bruttura' mi piace.
Si respira una quiete insolita, che pur essendo legata al posto, senza meno non gradito, mi trasmette una calma strana, lontana dall'angoscia della morte.
Qui c'è gran parte della mia famiglia e dei miei affetti più cari.
A cominciare da mia madre, i miei nonni, i miei prozii, tutto e di più di quello che mi lega alla mia infanzia e a momenti indimenticabili della mia vita.
E di nuovo parlo, con tutti, più che mai con mia madre.
Non sono parole che escono sulle labbra, sono parole scritte nel cuore, che lei intende senza bisogno che escano.
Sono la disperazione e la felicità della mia vita, le mie sconfitte e le mie vittorie, le mie speranze, raccontate a lei dietro due occhiali da sole che non serve togliere, perchè il suo spirito supera il mio sguardo e mi ascolta.
E l'ultima frase vola leggera nell'aria, cade leggiadra tra le mie dita, che dalle labbra si posano sul suo lieve sorriso:
ti voglio bene mamma, grazie perchè mi hai dato la vita, grazie a tutti, un bacio patty
Iscriviti a:
Post (Atom)






