PICCOLA PETER PAN
MAI SMETTERE...DI GIOCARE
lunedì 17 febbraio 2025
GIBIENNEPHOTO: Cronaca di una domenica sera
GIBIENNEPHOTO: Cronaca di una domenica sera: È domenica sera e mentre studia delle partiture in vista della registrazione video di un concerto che verrà effettuato per l'inaugurazi...
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giovedì 17 settembre 2015
LA NOSTALGIA E LA SPERANZA
Vi è mai capitato di domandarvi come sarebbe stato vivere in un’altra epoca? Vi è mai successo di spaziare con la mente e cercare d’ immaginare il futuro? A me si, innumerevoli volte. Complice la mia innata curiosità , la mia passione per la fotografia e la mia irrequieta nostalgia che sovente mi viene a trovare.
A cavallo di mezza età sono con un piede proiettata indietro e con uno in avanti.
Solo che il futuro, per quanto vogliamo immaginare, è incertezza e se chiudiamo gli occhi , pensando al passato, ci accorgiamo che la gente e le cose cambiano talmente in fretta che nemmeno fossimo geni o profeti potremmo stabilire che sarà del mondo , dei nostri figli, delle nostre case, delle nostre città , della nostra vita stessa… senza finire mai d’imparare e di stupirci.
E intanto viviamo il presente, che manco a nominarlo è già stato, bella fregatura il tempo, chissà perché L’uomo lo ha inventato… e se dieci anni fa fosse solo ieri?
Però, ad essere sincera è il passato che mi affascina , forse perché sono un inguaribile nostalgica, forse perché ciò che è stato non può più spaventare, né recare sorprese. O Forse perché le mie radici hanno sempre avuto più forza delle mie ali. Magari è per questo che amo camminare , ma l’aereo mi fa male. Ed è lo stesso motivo per cui ho sempre amato più la storia che le scienze, lo stesso per cui dubito dell”ignoto.
E allora quale meraviglia se spesso non mi accontento solo di vedere, ma mi tormenta il sapere. Ad esempio, se visito un luogo, voglio sapere la sua storia e spesso cerco d’ immedesimarmi nel cammino del tempo , per viverla appieno.Ma non quella che raccontano i libri.
Vorrei vivere quella che racconta la gente, i muri, le pietre, le locande…
E “ molto difficile descrivere la sensazione che provo, ad esempio, tutte le volte che mi reco in Trastevere.
Naturalmente qui ci sono le mie radici , e quindi la mia storia, ragion per cui ancor più maggiormente la mia sete di sapere, di conoscere, di capire.. non è mai sazia.
Mi arrovello così sui racconti di mia nonna, cercando di afferrare quel filo sottile e invisibile, ma così tenace che possa catapultarmi in quel passato mai vissuto, ma che mi affascina e tutto sommato mi appartiene.
E a taluni può sembrare stupido, ch’io mi emozioni, solo nel calpestare quei viottoli ,sentendomi all’improvviso lei, cercando ovunque gli occhi di mia madre fanciulla sui gradini di una chiesa, le note di una chitarra davanti a una trattoria che non esiste più.
Non c”è bisogno degli occhi e della mente perché tutto appaia così nitido e vero ,basta il cuore.
E mi spiace che oggi entrambe non siano più, che avrei molte più domande da fare e più tempo e voglia di ascoltare, che è proprio vero che quando si cresce ,purtroppo è sempre tardi.
E mi perdo tra i vicoli , nelle piazze, nei ricordi e nella fantasia.
I miei avi e tutta la gente nei tempi dei tempi si affaccia come i fantasmi delle foto in movimento,ricordandomi che erano , tutto si trasforma, regalandomi il mio mondo di bambina, immaginando anche quello prima di me, quando tu mamma eri bambina.
Sento i nostri passi sull’asfalto, il vociare nelle osterie, nonna che ti chiama e tu corri avanti a me, col tuo vestito a fiori stretto in vita, i capelli al vento e il sorriso tra le labbra, testimone di un mondo più semplice del mio, ma senz’altro più felice
Provo, ad ascoltare il vostro cuore che batte, a sentire i vostri pensieri, a vivere le vostre emozioni , a guardarla , Trastevere, con i vostri occhi, a viverla , a carpire i suoni e gli odori del vostro mondo,ma che ne è di tutto ciò che va e piu non torna, delle nostre gioie e dei nostri affanni. Voi non siete più come più non è la casa della mia infanzia, ormai demolita, il tempo si è portato via anche lei. Allora non è vero che le cose restano, piano , anche loro scompaiono.
Però restano le vie, le strade, i muri, le pietre, resta il Gianicolo, che possente incombe sui ricordi e sui rimpianti di non poter vivere almeno un attimo nei dieci anni di mia madre, nei passi di mia nonna, in una foto dei miei bisnonni che gia anziani affacciati alla finestra, aspettavano chissà quale sera, quale ritorno.
Sono andata in cerca di vecchie foto. Trastevere è un rione famoso di Roma e ho la fortuna che una parte delle mie radici appartengono a questo luogo, così ne ho trovate a iosa. Le sfoglio incuriosita, cercando tra i luoghi un segno della mia storia, e come la mia vecchia casa, molti luoghi non sono più, molti ancora si.
E mi lascio trasportare, in un turbine di ricordi, confondendo il reale con l’ immaginazione, il passato con il presente.
Sarebbe bello,se anche solo un momento, potessimo cancellare il tempo, annullare le distanze, rendere tutto così concreto e tangibile, vivere passato e presente insieme.
E infine si torna da quel viaggio, un po sognanti e un po disillusi.
Anche il mio tempo un giorno sarà un ricordo, ecco perché non amo il futuro. Ma la vita è bella anche per questo, e tutto non avrà mai fine finché ci sarà un cuore che ricorda.
A cavallo di mezza età sono con un piede proiettata indietro e con uno in avanti.
Solo che il futuro, per quanto vogliamo immaginare, è incertezza e se chiudiamo gli occhi , pensando al passato, ci accorgiamo che la gente e le cose cambiano talmente in fretta che nemmeno fossimo geni o profeti potremmo stabilire che sarà del mondo , dei nostri figli, delle nostre case, delle nostre città , della nostra vita stessa… senza finire mai d’imparare e di stupirci.
E intanto viviamo il presente, che manco a nominarlo è già stato, bella fregatura il tempo, chissà perché L’uomo lo ha inventato… e se dieci anni fa fosse solo ieri?
Però, ad essere sincera è il passato che mi affascina , forse perché sono un inguaribile nostalgica, forse perché ciò che è stato non può più spaventare, né recare sorprese. O Forse perché le mie radici hanno sempre avuto più forza delle mie ali. Magari è per questo che amo camminare , ma l’aereo mi fa male. Ed è lo stesso motivo per cui ho sempre amato più la storia che le scienze, lo stesso per cui dubito dell”ignoto.
E allora quale meraviglia se spesso non mi accontento solo di vedere, ma mi tormenta il sapere. Ad esempio, se visito un luogo, voglio sapere la sua storia e spesso cerco d’ immedesimarmi nel cammino del tempo , per viverla appieno.Ma non quella che raccontano i libri.
Vorrei vivere quella che racconta la gente, i muri, le pietre, le locande…
E “ molto difficile descrivere la sensazione che provo, ad esempio, tutte le volte che mi reco in Trastevere.
Naturalmente qui ci sono le mie radici , e quindi la mia storia, ragion per cui ancor più maggiormente la mia sete di sapere, di conoscere, di capire.. non è mai sazia.
Mi arrovello così sui racconti di mia nonna, cercando di afferrare quel filo sottile e invisibile, ma così tenace che possa catapultarmi in quel passato mai vissuto, ma che mi affascina e tutto sommato mi appartiene.
E a taluni può sembrare stupido, ch’io mi emozioni, solo nel calpestare quei viottoli ,sentendomi all’improvviso lei, cercando ovunque gli occhi di mia madre fanciulla sui gradini di una chiesa, le note di una chitarra davanti a una trattoria che non esiste più.
Non c”è bisogno degli occhi e della mente perché tutto appaia così nitido e vero ,basta il cuore.
E mi spiace che oggi entrambe non siano più, che avrei molte più domande da fare e più tempo e voglia di ascoltare, che è proprio vero che quando si cresce ,purtroppo è sempre tardi.
E mi perdo tra i vicoli , nelle piazze, nei ricordi e nella fantasia.
I miei avi e tutta la gente nei tempi dei tempi si affaccia come i fantasmi delle foto in movimento,ricordandomi che erano , tutto si trasforma, regalandomi il mio mondo di bambina, immaginando anche quello prima di me, quando tu mamma eri bambina.
Sento i nostri passi sull’asfalto, il vociare nelle osterie, nonna che ti chiama e tu corri avanti a me, col tuo vestito a fiori stretto in vita, i capelli al vento e il sorriso tra le labbra, testimone di un mondo più semplice del mio, ma senz’altro più felice
Provo, ad ascoltare il vostro cuore che batte, a sentire i vostri pensieri, a vivere le vostre emozioni , a guardarla , Trastevere, con i vostri occhi, a viverla , a carpire i suoni e gli odori del vostro mondo,ma che ne è di tutto ciò che va e piu non torna, delle nostre gioie e dei nostri affanni. Voi non siete più come più non è la casa della mia infanzia, ormai demolita, il tempo si è portato via anche lei. Allora non è vero che le cose restano, piano , anche loro scompaiono.
Però restano le vie, le strade, i muri, le pietre, resta il Gianicolo, che possente incombe sui ricordi e sui rimpianti di non poter vivere almeno un attimo nei dieci anni di mia madre, nei passi di mia nonna, in una foto dei miei bisnonni che gia anziani affacciati alla finestra, aspettavano chissà quale sera, quale ritorno.
Sono andata in cerca di vecchie foto. Trastevere è un rione famoso di Roma e ho la fortuna che una parte delle mie radici appartengono a questo luogo, così ne ho trovate a iosa. Le sfoglio incuriosita, cercando tra i luoghi un segno della mia storia, e come la mia vecchia casa, molti luoghi non sono più, molti ancora si.
E mi lascio trasportare, in un turbine di ricordi, confondendo il reale con l’ immaginazione, il passato con il presente.
Sarebbe bello,se anche solo un momento, potessimo cancellare il tempo, annullare le distanze, rendere tutto così concreto e tangibile, vivere passato e presente insieme.
E infine si torna da quel viaggio, un po sognanti e un po disillusi.
Anche il mio tempo un giorno sarà un ricordo, ecco perché non amo il futuro. Ma la vita è bella anche per questo, e tutto non avrà mai fine finché ci sarà un cuore che ricorda.
giovedì 10 settembre 2015
lunedì 24 agosto 2015
DEDICA ROMANA ( a nonna mia)
Passeggiando pe'r quartiere a'ndo so nata,
io me sento sempre un pò emozionata.
E si che è 'n quartiere rinomato
che tanti poeti illustri ci ha lasciato.
e puro si nun è come 'na vorta
Trastevere l'onor de Roma ancora porta.
Così, camminando pe 'na via,
me torni in mente te, nonnetta mia,
che c'eri nata e che me raccontavi
de tutto quanto quello che facevi.
tant'è che oggi, nu me serve da chiede
potrei conosce piazze,chiese e pietre.
E quanno m'appare quella piazza
che c'ha quer nome tanto nominato,
me torna come un flash ner costato
come facessi un sarto ner passato;
se chiama PIAZZA SAN COSIMAT0
e come a un cane, me se risverglia un fiuto
ce fossi te nonnetta, ad esseme d'aiuto!!
ched'è st'odor che m'è salito,?
che, sto ricordo un pò sopito,
che tuttì'an tratto me lascia sgomentato?
Senza sapello giro pe' na via,
GIACOMO VENEZIAN, l'insegna porta,
ma qui ce stava la casetta mia!!
Sotto ar GIANICOLO, a tiro de cannone,
quer lampo de 'n'aiola co ' n cancello
c'aveo solo tre anni e questo è er bello,
der ricordo d'un poro topolino
che sotto a li carzoni a mi fratello
lo fece core come un lancio de martello.
Ma quella casa oggi 'n ce sta più
me lo dicesti tu nonna: ''L'hanno demolita' ''
eppure io continuo a guarda su,
verso le mura come inebedita.
Quanto vorei ce stassi ancora tu
pe raccontatte com'è cambiata a vita,
ma forse ce sei, me guardi da lassù
e te sei accorta che me sò invecchiata,
che me sento un pò, com'eri tu,
quasi se in me, tu te fossi rincarnata.
Però me resta dentro quarcosa che un me spiego,
che so 'na rabbia, na frustazione,
de nun potè torna un pezzetto indietro
pe' raccontattela tutta st'emozione.
Cos' te pio pe mano cor pensiero
e te riporto co' me ndo semo nate,
fa piano nonna , nun coremo
a core c'ha pensato er tempo , che c'ha buggerate
la tua Patrizia
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